Una questione importante che ci riguarda tutti.

Cittadini, associazioni, imprese: noi tutti possiamo commentare e contribuire a migliorare il programma nazionale per la costruzione e la gestione del deposito dei rifiuti radioattivi. Abbiamo tempo fino al 13 settembre, circa un mese e mezzo. La commissione Via-Vas del ministero dell’Ambiente da sempre protocolla e recepisce commenti e pareri dei cittadini espressi nei modi più diversi come email, plichi formali corredati di sigilli di ceralacca rossa e lacerti irregolari di carta a quadretti scritti con la matita, e anche questa volta non c’è bisogno di formalità particolari per esprimersi.
 
È la procedura di valutazione ambientale strategica (Vas) prevista dalle direttive europee per l’indispensabile, speratissimo e temutissimo deposito dei rifiuti radioattivi.
  
Il contributo dei cittadini
La consultazione pubblica aperta dai ministri dell’Ambiente e dello Sviluppo economico ha l’obiettivo di delineare con chiarezza la strategia di gestione dei rifiuti radioattivi e del combustibile esaurito. I documenti sono disponibili sui due siti web dei ministeri, che riconducono al portale della commissione Via Vas dell’Ambiente. Sono alcune decine di documenti di diverso approfondimento tecnico, compresi i pareri già espressi dalle Regioni. Entro il 13 settembre qualunque cittadino, associazione o organizzazione può esprimersi e commentare il programma per dare suggerimenti.
 
«È un’operazione di trasparenza e di conoscenza per i cittadini, che devono sapere di che rifiuti stiamo parlando, come li stiamo gestendo e come lo faremo in futuro. Le nostre priorità — dicono all’Ambiente — sono chiare: terminare lo smantellamento delle installazioni nucleari fino al rilascio dei siti senza vincoli di natura radiologica; trattare e condizionare in sicurezza tutti i rifiuti radioattivi al fine di trasformarli in manufatti certificati e trasferirli al deposito nazionale; localizzare, costruire ed esercire il deposito destinato ad accogliere i rifiuti radioattivi generati nel territorio nazionale, già esistenti e quelli che necessariamente continueremo a produrre, provenienti da attività industriali, di ricerca e medico-sanitarie e dalla pregressa gestione di impianti nucleari, quando derivano da attività civili».

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