Consumiamo una cifra pazzesca di bottiglie di plastica.

Ogni giorno, in media, che sia estate, che sia inverno. I numeri sono in constante aumento e non se ne vede la fine, specie con l’avanzare della voglia di “moderno” in “paesi in via di sviluppo” e fra i nouveau riche, primi fra tutti in Cina.
Cosa vuol dire un milione al minuto? Un miliardo e quattrocentoquaranta al giorno. Mezzo trilione all’anno. Per vederlo con tutti gli zeri sono 525.600.000.000. Se le mettessimo tutte di fila sarebbero metà della distanza dalla terra al sole.

Ora uno dirà va bene, le ricicliamo. E in effetti il PET delle bottigliette di plastica è riciclabile. Si chiama polyethylene terephthalate, e non è difficile, in principio, trovare altri usi a bottigliette usate. Ma le percentuali di riciclaggio sono bassissime. Nel 2016 meno della metà delle bottigliette di plastica è stata raccolta con lo scopo di essere riciclata, e alla fine solo il 7 per cento è finito veramente con l’essere trasformato in bottiglie nuove. Il resto è finito in discarica, o peggio, in mare, o peggio ancora a pezzettini negli stomaci degli esseri marini.

Ogni anno, fra bottiglie di plastica e altra roba fra i 5 e i 13 milioni di tonnellate di plastica finiscono direttamente nelle pance di uccelli, pesci e altri organismi del mare. Come si può non pensare che presto la plastica non arriverà anche nei nostri corpi? Siamo un ciclo chiuso. Non è che plastica e pesci e mare tutti assieme, e l’uomo no. Prima o poi succederà.

Cosa fare?

Le risposte sono semplici, e urgenti in questi mesi estivi, cioè usarne di meno di bottiglie di plastica, riutilizzarle, essere sicuri di sapere dove vanno a finire, una volta che non si usano più, e se si vede plastica in mare o in spiaggia non vergognarsi a raccoglierla e a smaltirla correttamente. Magari mettere le tasse per il vuoto a rendere, come fanno già in alcune parti del mondo.

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