PolyCE è un progetto di ricerca europeo, di durata quadriennale, che si propone di favorire il riciclo e riutilizzo dei materiali plastici presenti nei rifiuti elettrici ed elettronici (RAEE) attraverso una re-industrializzazione sostenibile del settore degli elettrodomestici.

Secondo una stima della Commissione europea, i rifiuti da apparecchiature E/E sono tra quelli che nei prossimi anni registreranno una crescita più elevata, raggiungendo 12 milioni di tonnellate entro il 2020.
 
Lanciato a giugno di quest’anno, PolyCE (Post-Consumer High-tech Recycled Polymers for a Circular Economy) vede al lavoro una ventina di partner, tra cui dieci aziende manifatturiere, una società di consulenza, una ONG e sette tra università e istituti di ricerca, oltre al consorzio italiano per la gestione dei RAEE Ecodom.
 
L’obiettivo è dimostrare la fattibilità e l’efficacia di un modello di economia circolare che coinvolga l’intera filiera, sviluppare un piano per il riciclo delle materie plastiche, mettere a punto linee guide per l’eco-design e sostenere programmi di green public procurement (acquisti verdi) e sensibilizzare sul tema i consumatori europei, con particolare focus su Italia, Germania, Polonia e Francia.
 
Nei primi 12 mesi, le principali azioni riguardano il coinvolgimento degli stakeholder della filiera della plastica, una mappatura dei flussi della filiera e la verifica degli ostacoli e delle opportunità per lo sviluppo di modelli di economia circolare nell’ambito del sistema dei RAEE.
 
In queste settimane è partita la campagna di campionamento e analisi delle plastiche da RAEE, condotta in Italia da Ecodom, con l’obiettivo di mappare le tipologie e le caratteristiche dei polimeri presenti nei rifiuti elettrici ed elettronici.
 
Per consentire la loro identificazione durante tutte le fasi delle analisi – spiega il Consorzio – sono stati selezionati cinquanta piccoli e grandi elettrodomestici dai quali sono stati prelevati dei campioni di plastica. I campioni sono stati quindi classificati (marchio, tipologia di prodotto, componente campionato e numero del modello) e inviati all’Università di Leuven, in Belgio, presso il Dipartimento di Ingegneria Meccanica. Qui verranno analizzati, insieme a quelli prelevati dal Fraunhofer Institute, utilizzando tecniche di spettrometria a infrarossi in combinazione con misure di fluorescenza a raggi X.

 
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