Un film da vedere sulla devastazione dei rifiuti tossici.

C’è un prete sui nostri schermi, e non è Don Matteo. È il Don Giuseppe protagonista de “L’Equilibrio” di Vincenzo Marra, uno dei pochi italiani ‘imperdibili’dell’ultima Mostra di Venezia. Ovviamente non era in concorso, è quasi una garanzia. La storia, girata nel velenoso entroterra della ”Terra dei Fuochi’, potrebbe far pensare a uno dei soliti film sulla resistenza anti-camorra. Non è così. Non scomodo paragoni per fatuità, ma fa rivivere le emozioni, estetiche e morali, di Robert Bresson e di Georges Bernanos, riuniti dal “Diario di un curato di campagna” (1950).
 
Non è, “L’Equilibrio”, solo un film stilisticamente perfetto, risolto da un centinaio di piani-sequenza di rigore implacabile. Non ha solo l’apparente semplicità del virtuosismo registico, che è pura bellezza, quando non sbrodola in esibizionismo ostentato. Ha uno spessore di analisi che lascia tracce profonde, perché tra il bene e il male esistono le famigerate cinquanta sfumature di grigio, e perché la paura può assumere maschere e travestimenti infiniti.

 
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