L’alluminio è un materiale facile da selezionare, riciclabile all’infinito che in Italia recuperiamo bene. Tanto bene che siamo la prima nazione in Europa per quantità di rottami in alluminio (non solo imballaggi, dunque) avviati a riciclo.

Tra lattine per bevande, bombolette aerosol, vaschette e scatolette per alimenti, l’anno scorso poco meno di 52mila tonnellate di imballaggi in alluminio sono state salvate dalla discarica e trasformate in nuova materia o in energia. A comunicarlo è stato il consorzio di filiera CiAl, nel corso dell’ultima assemblea annuale. Lo scorso anno, il diciannovesimo anno di operatività per il consorzio nato nel 1997, sono state immesse sul mercato italiano circa 66mila 500 tonnellate di packaging in alluminio. Di queste, il 78% – pari a 51mila 900 tonnellate – è stato raccolto e avviato a recupero. Nel dettaglio, circa 48mila 700 tonnellate sono state riciclate (pari al 73,2% dell’immesso a mercato), mentre le rimanenti 3mila 200 tonnellate, composte per lo più da rifiuti da imballaggi sottili, sono state avviate a recupero energetico.
Numeri che contribuiscono a fare dell’Italia la prima nazione in Europa per quantità di rottami in alluminio (non solo imballaggi, dunque) avviati a riciclo: oltre 927mila tonnellate nel solo 2016, capaci di sostituire completamente la materia vergine – il minerale di bauxite – nei cicli produttivi nostrani. La totalità dell’alluminio prodotto in Italia, ricorda infatti il CiAl, proviene dal riciclo, cosa che fa della filiera italiana uno dei più efficaci esempi di economia circolare nel Vecchio Continente, capace com’è di coniugare al meglio produttività e sostenibilità. Nel complesso, l’avvio a riciclo del packaging post consumo ha infatti permesso di evitare emissioni serra pari a 369mila tonnellate di CO2, garantendo al tempo stesso un risparmio di energia per oltre 159mila tonnellate equivalenti petrolio.

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