Le norme RAEE regolano lo smaltimento di dispositivi elettronici di vario tipo e dal 15 agosto 2018 saranno considerati RAEE anche fusibili, chiavette USB, spine e altri.
 

In pratica grazie all’entrata in vigore del cosiddetto “open scope”, ovvero l’estensione della normativa sui rifiuti elettrici ed elettronici, raddoppieranno i quantitativi della raccolta.
 
Davanti all’obiettivo di rendere più concreto l’apporto del mondo RAEE alla realizzazione dell’economia circolare, occorre farsi trovare pronti“, ha dichiarato Giancarlo Dezio, direttore generale di Ecolight, consorzio nazionale per la gestione dei rifiuti elettronici. “Con l’open scope molti altri prodotti una volta giunti a fine vita dovranno seguire un processo di raccolta differenziata e specifiche operazioni di trattamento come previsto per i RAEE. Questo comporta per le imprese produttrici di farsi carico della gestione dei rifiuti che ne deriveranno“.
 
Si parla quindi di tutte le apparecchiature che fino a ora erano state escluse, con seri effetti collaterali sulla gestione poiché crescono a una velocità doppia di diffusione rispetto agli altri prodotti.
 
Pur riducendo le categorie da 10 a 6, il campo di applicazione della normativa RAEE viene esteso andando a interessare oltre 6.000 nuove aziende, che andrebbero ad aggiungersi alle circa 7.000 già oggi interessate dalla normativa RAEE“, puntualizza il consorizio. “Il principio alla base è sempre lo stesso: chi inquina paga“.
 
All’interno della norma ci sono ancora alcuni punti che necessitano dei chiarimenti. Come serve una più dettagliata definizione delle apparecchiature che rientrano nel campo di applicazione. Sono passaggi indispensabili per dare delle risposte alle moltissime aziende che, in vista del prossimo 15 agosto, necessitano di adeguarsi alla normativa“, ha aggiunto il direttore generale di Ecolight.
 
L’iniziativa si deve all’obiettivo UE di raccolta RAEE entro il 2019 di un un tasso minimo del 65% del peso medio delle apparecchiature elettriche ed elettroniche immesse sul mercato nei tre anni precedenti, o in alternativa l’85% dei rifiuti elettronici generati
 
Attualmente ci attestiamo poco sopra il 40%: gli sforzi da parte delle imprese, dei consorzi e dei cittadini dovranno quindi essere intensificati per dare un contributo fattivo alla costruzione di una vera economia circolare, come del resto l’Europa ci indica. Sono nuovi impegni che possono trasformarsi anche in opportunità“, conclude il consorzio.

 
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