Entro la fine del 2017 l’ecommerce in Italia muoverà 23,6 miliardi di euro, il 17% in più dell’anno prima.

L’impennata del commercio elettronico trascina con sé una montagna di imballaggi di cartone. Più aumentano i clic, più aumentano i pacchi. Per Comieco, il consorzio nazionale per il recupero e il riciclo degli imballaggi di carta e cartone, il riavvio delle attività alla cartiera Burgo di Mantova e la partenza di un impianto ad Avezzano, in provincia dell’Aquila, dovrebbero immettere sul mercato in Italia 600mila tonnellate di cartone in più ogni anno. Circa la metà dovrebbe essere utilizzata per sfornare scatole e pacchi in cui confezionare i desiderata degli internauti.
Nel 2016 i Comuni italiani hanno raccolto 3,2 milioni di tonnellate di cartone, in aumento del 3% rispetto all’anno precedente.
 
I rifiuti finiti in discarica sono diminuiti di 100mila tonnellate. In media Comieco stima che in Italia si raccolgano 53 chili di carta e cartone per abitante. Numeri destinati ad aumentare. L’ecommerce è la nuova sfida del consorzio. Come si facilita lo smaltimento di questa nuova ondata di scatole e scatoloni? “Stiamo lavorando con due ricercatori della Bocconi per trovare le giuste modalità di accoppiamento tra carta, cartone e bioplastica. L’università sta studiando la compatibilità con i mercati. Ad esempio, formule del genere potrebbero agevolare il conferimento nell’umido degli imballaggi del food delivery”, osserva il direttore generale di Comieco, Carlo Montalbetti.
 
Il consorzio sta sostenendo ricerche nel campo delle nanotecnologie applicate agli imballaggi. “Pensiamo alla lotta allo spreco alimentare. Oggi possiamo inserire sulle confezioni etichette che allertano il supermercato quando il prodotto si avvicina alla scadenza, in modo che possano organizzare con qualche giorno di anticipo campagne promozionali ed evitare che il prodotto sia buttato”, aggiunge Montalbetti. “Si possono recuperare anche gli scarti alimentari per farne carta da imballaggi”, chiosa Eliana Farotto, che per Comieco è responsabile della ricerca.
 
“Altre tecnologie copiano la natura”, spiega: “Pensiamo ad esempio a una foglia di magnolia. Se l’acqua cade non la inzuppa, ma scivola via. Sono caratteristiche interessanti per gli imballaggi di cartone”. I ricercatori stanno studiando le bucce della frutta per copiarne le proprietà di difesa dagli sbalzi di temperatura e risolvere il problema del trasporto delle merci dai camion refrigerati ai depositi dei supermercati o dei centri all’ingrosso. È la cosiddetta catena del freddo, che quando si rompe compromette la conservazione del cibo e la sua durata. Imballaggi di carta che respirano come la buccia di un frutto possono essere la soluzione.
 
“Si lavora anche a imballaggi attivi. Per far durare il cibo, lo si tratta con conservanti. Se noi riuscissimo a realizzare degli imballaggi di cartone che portano al loro interno i conservanti e li rilasciano in modo controllato nel tempo, sposteremmo la contaminazione dall’alimento all’imballaggio”, approfondisce Farotto. E aggiunge: “La buccia d’arancia contiene acidi che fanno sì che il frutto duri”. L’università di Bologna ha collaborato alla realizzazione di cassette di frutta in un cartone innovativo, Bestack, che contiene una miscela di olii essenziali che mantiene pesche, fragole e albicocche nel tempo. La società ha calcolato che con i suoi imballaggi se ne potrebbero salvare 115mila tonnellate ogni anno dal cestino dei rifiuti, perché marce, e risparmiare fino a 190 milioni di euro. Se il cartone fosse utilizzato nel trasporto di tutta l’ortofrutta in Italia, si salverebbero 850mila tonnellate di cibo e un miliardo di euro.

 
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